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"Il centro storico: da freno a opportunità"
   

I problemi di carattere gestionale relativi al centro storico costituiscono una cartina al tornasole rivelatrice delle scelte di carattere specificamente urbanistico. L'esperienza amministrativa dimostra che ogni volta che si affronta un tema attuativo, ci si accorge che lo strumento urbanistico è una gabbia troppo stretta e che molto spesso non funziona.

Problemi gestionali nascono soprattutto quando si deve tenere conto di una serie di fattori fortemente interrelati fra di loro, tanto da non poter essere distinti e che quindi non riguardano esclusivamente il campo urbanistico.D'altra parte la realtà di un centro storico come quello di Genova è del tutto simile a quella di altri centri storici molto degradati, con la caratteristica principale, però, forse unica, di non costituire più il centro urbano. Questa trasformazione è avvenuta verso la metà del secolo scorso, quando la città ha cominciato a svilupparsi al di fuori delle sue mura e ha dato origine a un nuovo centro urbano, un centro ottocentesco, anche di notevole valore, mentre nel contempo il centro storico è stato sostanzialmente abbandonato. Si trattava di un centro storico caratterizzato, come tutti, da una forte mescolanza di abitanti. Un abbandono progressivo e generale ha portato la popolazione dai circa ottantamila abitanti della fine del secolo scorso ai circa ventimila di oggi.Questo fenomeno ha interessato tutti i centri storici. Nel caso di Genova si è trattato di degrado anche delle attività economiche. Al momento in cui è stato abbandonato, il centro storico costituiva infatti la città nel suo insieme, che aveva al proprio interno attività commerciali, terziarie e di ogni altro genere. Poco alla volta tutto questo si è allontanato dalla città storica, determinando un degrado dovuto a un fattore che nei piani urbanistici non è mai visualizzabile e che costituisce quella che potremmo chiamare la terza dimensione. Quello di Genova è stato definito, impropriamente, il centro storico più grande d'Europa, cosa assolutamente non vera, con i suoi 113 ettari, dimensione molto minore rispetto, ad esempio, a Venezia o Napoli. In realtà, il centro storico di Genova si distingue soprattutto per essere il più denso d'Europa, dove, a partire dal '700, si è verificata una stratificazione in altezza degli edifici, causata dal ritardo con cui la città si è espansa al di fuori delle mura.

Questo, ad esempio, è un fattore di cui è necessario tenere conto dal momento che una parte sostanziale del centro storico è da considerare, dal punto di vista sanitario, inabitabile. È una problematica che coinvolge non solo i piani terra, ma i primi piani, fino al terzo, dal momento che le dimensioni reali degli spazi che separano gli edifici dei vicoli, sono molto ristrette, spesso con una larghezza di due metri, gli edifici presentano fino a sette-otto piani di elevazione.

Questa situazione di degrado ha a sua volta determinato, come in molte altre città italiane, regimi immobiliari molto bassi. Nel centro storico di Genova i prezzi arrivano anche alle otto o novecentomila lire al metro quadrato, vale a dire un regime immobiliare assolutamente basso rispetto alla città. Da ciò deriva ancora che la popolazione faccia un uso assolutamente marginale del centro storico; il centro storico in sostanza è abitato da una popolazione socialmente marginale. Tutti i flussi migratori che sono avvenuti nella città hanno avuto come primo punto di riferimento il centro storico. Ancora oggi nel centro storico risiede una popolazione extracomunitaria di circa 10.000 abitanti, relativamente pochi per una città di 600.000 abitanti; il problema è che sono quasi tutti localizzati nel centro storico. Questa sono le vere questioni con cui si ha a che fare e che comportano problemi di carattere gestionale. Il primo dei quali riguarda certamente il rapporto fra conservazione e rivitalizzazione, un rapporto che abbiamo sempre considerato praticabile e compatibile e che viceversa si sta dimostrando molto conflittuale.

Il primo elemento di cui occorre tenere conto è che il centro storico di Genova gravita interamente su quella importante realtà costituita dall'acqua, ossia è tutto proiettato sul mare: quella parte del porto di Genova che anticamente occupava la parte est del golfo, protetto dal molo vecchio. Si tratta nel contempo di un centro storico molto differenziato al suo interno, con una situazione orografica che vede la città compressa tra il mare e il monte e che offre una spiegazione del ritardo fatale con cui la città si è espansa al di fuori del centro storico.

Come è bene evidenziato dalle immagini storiche, vi è un legame molto stretto tra città e porto che, nel corso degli anni, ha dato alimento al centro storico, cosa che oggi non è più. Il nucleo primigenio della città stessa è databile intorno al VIII secolo a.C., focalizzato su quell'accrocco collinare di cui si sono trovate tracce di mura. Procedendo verso ponente, si nota una lenta rarefazione dal punto di vista della rilevanza architettonica del tessuto urbano, soprattutto quello sorto al di là della porta che prima delimitava il centro vero e proprio, nel quartiere di Pré, costruito fuori mura. Questo aspetto invita a fare una considerazione più generale, da tenere presente quando ci si occupa delle problematiche dei centri storici. Vale a dire che si è soliti considerare il centro storico come un insieme omogeneo, un unicum. Ma questa visione, a mio modo di vedere, costituisce un grave errore, poiché in realtà anche il centro storico è stato sottoposto, nella sua evoluzione, alle stesse condizioni, sostanzialmente, della città contemporanea, ovvero anche il centro storico ha le sue periferie, i suoi centri, i suoi snodi, i suoi punti importanti e quelli meno importanti. Questo aspetto risulta determinante proprio nella gestione, con importanti riflessi ovviamente nella normazione urbanistica che si trova di fronte a condizioni estremamente diverse.

La collina originaria è stata abbandonata all'inizio dell'Ottocento, le grandi funzioni urbane si sono spostate nell'area centrale, dove stanno alcuni assi fondamentali, e qui si sono praticamente insediate tutte le attività importanti, mentre la parte periferica è caratterizzata da una consistenza edilizia molto fragile. Da una parte esiste una città di palazzi, dall'altra una città di case popolari, dell'epoca medioevale naturalmente, dalla struttura molto delicata. Ed è in quest'area che si è verificato il fatto più negativo, consistente nell'aver deciso di aggredire tutta questa realtà attraverso un unico piano d'intervento, piano di natura sperimentale, in gran parte finanziato dal Ministero dei Lavori Pubblici. È stato aperto un grande cantiere, sono state espropriate e quindi allontanate tutte le famiglie e quasi tutte le attività economiche e la

conseguenza è stata un contenzioso tra il consorzio delle imprese e l'Amministrazione Comunale da una parte e il Ministero dei Lavori Pubblici dall'altra parte. Il risultato è stato sette anni di fermo cantiere, che ha significato occupazione abusiva di questo patrimonio, da parte di immigrati, con situazioni irreversibili dal punto di vista economico, commerciale e sociale di tutta questa parte di città. Una situazione che il nuovo governo della città, nel gennaio dell'anno scorso (al momento del suo insediamento) ha voluto affrontare prima di tutto rimettendo in moto i cantieri di questo ambito: la fatica è stata enorme, ma adesso i cantieri sono ripartiti. In un contesto di questo genere, il primo problema che si pone è quello riguardante il sistema della proprietà, che di solito i piani urbanistici trascurano molto, e con il quale invece bisogna fare i conti.

Qui si tratta per lo più di situazioni condominiali, con proprietà molto frazionate, dove praticamente ciò che si verifica regolarmente è la presenza di una quota di condomini che non accetta, o non ha la possibilità, di realizzare le operazioni di intervento risanatore.

La soluzione di questo problema ha richiesto (cosa che l'amministrazione pubblica sta appunto realizzando), la costituzione di una agenzia speciale di carattere essenzialmente immobiliare capace di affrontare i nodi connessi a questo genere di operazione. In sostanza, di trovare la soluzione quando, come spesso accade, in un condominio suddiviso tra vari proprietari, alcuni sono disposti a intervenire, ma non hanno le risorse per farlo, altri non sono disposti ad intervenire, ma vogliono andarsene altrove, e così via. In breve, l'agenzia deve intervenire proprio in termini immobiliari, con l'acquisto da coloro che vogliono vendere, e con la ricerca di fondi per coloro che desiderano intervenire ma che non hanno le risorse per farlo, quindi provvedendo a stipulare con gli Istituti di Credito mutui agevolati. Si tratta in sostanza di un lavoro molto dettagliato, che richiede pazienza.

Questo centro storico ha avuto vicende molto contrastate e, se si tiene presente ciò che è accaduto negli ultimi decenni, bisogna dire che, a fronte di quanto viene sostenuto spesso dagli architetti, ovvero che sia sufficiente portare grandi progetti nella città storica per rivitalizzarla, a Genova i grandi progetti sono in realtà stati realizzati, ma il loro effetto sulla compagine storica è stato quasi nullo. Uno di questi grandi progetti, noto a tutti, è quello dell'Expo del '92, su disegno di Renzo Piano, che ha modificato sostanzialmente tutta la situazione del molo vecchio, in particolare i magazzini del cotone, un edificio di oltre 400 metri, tutta la parte del Millo, un altro magazzino portuale, in un'area che è stata bonificata, o come si dice "restituita alla città", anche se in realtà la città non l'ha mai avuta. E'stato un intervento significativo e molto importante, che però è rimasto sostanzialmente isolato.

Ma c'è di più. Il palazzo Ducale, un edificio di 40.000 metri quadrati di superficie sostanzialmente disponibili per la cultura nella città.

Anch'esso gravita nella zona centrale, ma non è in grado di imprimere al centro storico un cambiamento forte. Vi sono stati altri interventi, ma l'unico che ha dato un effetto bonificatore è stata la facoltà di architettura, che si è insediata proprio nell'accrocco centrale della città storica antica e questo ha in effetti determinato un cambiamento dei regimi immobiliari e un miglioramento delle condizioni al contorno .

Perchè il titolo del mio intervento è "Il centro storico: da freno a opportunità"? Oggi il centro storico è la palla al piede dell'amministrazione. Questo va detto molto chiaramente anche se il termine può sembrare crudo. Il centro storico è un patrimonio straordinario fatto di palazzi straordinari. A Genova abbiamo duecento palazzi, notificati attraverso il sistema dei "rolli", al cui riguardo recentemente è uscita una pubblicazione a cura di Ennio Poleggi, lo storico urbano della nostra città. Questi duecento palazzi costituiscono la reggia della città repubblicana, nel senso che, a partire dal 1573, un decreto della Repubblica impose ai proprietari di questi palazzi di dare asilo agli ospiti della Repubblica stessa. Questo patrimonio è molto importante, ma quasi del tutto sconosciuto, segreto, nascosto all'interno di questo magma che rende difficilissimo riconoscere quelli che sono gli elementi fondamentali della città storica.

Supponiamo che in una città della Spagna, paese piuttosto di moda, si fossero fatti interventi così importanti nella città storica. Ebbene, se ne trarrebbe grandissimo vanto e soprattutto si avrebbe una ricaduta molto positiva, anzitutto dal punto di vista della psicologia collettiva e sotto ogni altro aspetto. Al contrario, a Genova, oggi, il centro storico, nell'immaginario collettivo, è uno dei posti dove non andare. Si è soliti considerare il centro storico di Genova come un centro medievale, ma in realtà il centro storico di Genova per il 23,5 % è costituito da edifici riedificati dopo la guerra, dopo i bombardamenti. Quasi un quarto, dunque, del patrimonio edilizio del centro storico è postbellico, cosa da tenere ben presente al fine di comprendere a fondo quali siano i problemi che si pongono.

La disciplina urbanistica del centro storico deriva da un censimento dettagliato, realizzato con schede per ogni edificio. Si tratta di 5.000 edifici, censiti grazie ad un lavoro enorme svolto da un gruppo della facoltà di architettura, coordinato da Ennio Poleggi. Lavoro che ci consente di gestire il centro storico attraverso una conoscenza molto approfondita. Tutto questo patrimonio è ormai ben collocato anche all'interno dell'amministrazione pubblica. Il risanamento deve partire da microinterventi. Questa è condizione necessaria per pensare ad una rivitalizzazione del centro storico. Una delle prime attività in questo senso è la pulizia, costituendo la scarsa pulizia uno degli aspetti più negativi e più difficili da risolvere. La seconda attività riguarda la sistemazione dei selciati dei caruggi. Questa è operazione costosissima, quasi un milione a metro quadro, e tuttavia ormai stiamo terminando la ripavimentazione di tutte le strade del centro storico. Un altro problema molto importante è quello della sistemazione di piazza Caricamento, ormai libera dal traffico, dopo il sottopasso realizzato nel 1992. Qui, in base a un progetto di Renzo Piano verrà eseguita una ripavimentazione di tutto lo spazio antistante l'area del Porto Antico con una spesa, per quanto riguarda solo la pavimentazione, di 12 miliardi, che dà un'idea di quali sono gli impegni che l'amministrazione deve assumersi nei confronti di situazioni di questo genere. Ma, per concludere, il tema sul quale vorrei richiamare l'attenzione è il rapporto tra porto e città. Tutta la parte che va dal molo vecchio fino al ponte Andrea Doria, dove è collocata la stazione delle crociere, verrà riservata alla città, in accordo anche con l'autorità portuale. Con una trasformazione, quindi, poco a poco, di un'area storica che da portuale diventa urbana.

Resta l'interrogativo su che fare soprattutto della darsena comunale.

Questa darsena nasce a seguito di una graduale riforma dell'arsenale medievale. L'edificio denominato "Quartiere Galata" affacciato sull'acqua, costituito da cinque gallerie parallele voltate, propone qualche difficoltà nella destinazione. Intendiamo dedicarlo al museo del mare e della navigazione, che sarà anche un po' il museo della storia urbana. Abbiamo poi il grande ponte Parodi, oggi occupato da un enorme silos granario, che vogliamo demolire per fare spazio a quella che vorremmo concepita come una grande piazza urbana, tutta sull'acqua. Questo potrebbe essere un modo con cui richiamare gli interessi e l'attenzione sul centro storico soprattutto per quelle che sono le sue grandi carenze dal punto di vista dello spazio pubblico. Manca infatti completamente uno spazio pubblico aggregante. Su questo ponte però abbiamo anche l'idea di realizzare un edificio a carattere ludico, culturale e scientifico, che abbia, anche dal punto di vista architettonico, i caratteri che ha assunto, dal punto di vista attrattivo, per fare un esempio, il Guggenheim di Bilbao. Per fare questo è in atto un concorso internazionale.

Ciò che vorrei dire in conclusione è che in una situazione di questo genere, che peraltro ha riflessi e connotazioni che possono essere riferite anche ad altre situazioni italiane, il problema è quello di agire su due fronti. Uno è quello del microintervento risanatore con cui cercare soprattutto di determinare delle vere e proprie possibilità manutentive, cosa che oggi non è, nel senso che gli odierni problemi di manutenzione non possono essere risolti se non si fanno interventi propedeutici. L'altro è invece quello di puntare su alcuni grandi interventi che possono in qualche modo dare vita a un sistema. In altri termini, se il porto antico non ha

ancora avuto delle ricadute sul centro storico, il completamento dell'intero arco portuale, andando a costituire massa, data la consistenza dell'intervento, dovrebbe consentire il rispiegarsi di effetti positivi forti, sia in termini di generale utilizzo, sia in termini di mofifica dei regimi immobiliari, in modo da poter effettivamente contare su un diverso titolo di appartenenza al centro storico da parte dei suoi cittadini.

BRUNO GABRIELLI, Assessore alla Qualità Urbana.